
Comunicare non significa semplicemente pubblicare. Significa avere obiettivi, costruire relazioni, valorizzare persone e progetti e trasformare lo sport in opportunità. Per anni marketing e comunicazione sono stati considerati, soprattutto nello sport dilettantistico, attività secondarie. Prima vengono gli atleti. Poi gli allenamenti, i campionati, le trasferte, gli impianti, le iscrizioni e tutti i aspetti che una società sportiva deve affrontare quotidianamente.
Alla comunicazione si pensa dopo. E molto spesso quel «dopo» significa semplicemente trovare qualcuno che pubblichi qualcosa sui social. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Società sportive piccole, medie e qualche volta anche realtà importanti che non hanno un addetto stampa, un responsabile della comunicazione o una figura capace di occuparsi realmente di marketing.
Tutto viene affidato alla disponibilità del momento. Qualcuno realizza una grafica. Qualcun altro pubblica una fotografia. Un dirigente scrive un comunicato. Un genitore gestisce la pagina social. Si comunica, ma spesso si comunica senza sapere esattamente perché. Ed è qui che nasce la criticità.
L'improvvisazione si vede
La comunicazione improvvisata prima o poi diventa riconoscibile. Lo diventa nella grafica. Lo diventa nei contenuti. Lo diventa nel linguaggio. Lo diventa soprattutto nella mancanza di continuità e di una precisa identità. Negli ultimi tempi a tutto questo si è aggiunto anche il ricorso sempre più frequente all'intelligenza artificiale. L'intelligenza artificiale è uno strumento straordinario e può rappresentare un supporto importante anche per il mondo dello sport.
Ma uno strumento non sostituisce una strategia. E soprattutto non sostituisce automaticamente professionalità, esperienza, sensibilità e conoscenza del progetto che si vuole raccontare. Oggi capita sempre più spesso di leggere contenuti formalmente corretti ma perfettamente riconoscibili nella loro omologazione. Stesse parole. Stesse costruzioni. Stesso entusiasmo artificiale. Stessi concetti.
Contenuti che potrebbero appartenere indifferentemente a una società di basket, di rugby, di judo o di pallavolo. La criticità non è rappresentata dall'intelligenza artificiale in sé. La criticità è pensare che basti chiedere a uno strumento di scrivere qualcosa per avere costruito una comunicazione. Non è così. Dietro un contenuto deve esserci un pensiero. Dietro quel pensiero deve esserci un obiettivo. E dietro quell'obiettivo deve esserci una strategia.
Comunicare non significa fare un post
Questo è probabilmente uno degli equivoci più grandi.La comunicazione di una società sportiva non coincide con i suoi social. Un post è uno strumento. Un Reel è uno strumento.Una fotografia è uno strumento. Un comunicato stampa è uno strumento. Ma la comunicazione è qualcosa di molto più ampio.
Significa decidere chi siamo, cosa rappresentiamo, dove vogliamo arrivare e soprattutto come vogliamo essere percepiti.Significa raccontare un progetto sportivo in maniera coerente. Significa valorizzare dirigenti, tecnici, atleti, giovani e campioni. Significa costruire relazioni con famiglie, Federazioni, istituzioni, aziende e territorio. Significa fare rete. Significa entrare nei network capaci di amplificare quello che una società sta costruendo.
La comunicazione, quindi, non dovrebbe partire dalla domanda «cosa pubblichiamo oggi?». Dovrebbe partire da una domanda molto più importante.
Qual è il nostro obiettivo?
Se non esiste un obiettivo, non può esistere una strategia
È probabilmente questa una delle principali criticità di molte realtà sportive. Spesso manca un obiettivo preciso. Si comunica la partita. Si comunica il risultato. Si pubblicano le fotografie. Si ringrazia lo sponsor. Si annuncia l'inizio delle iscrizioni. Ma raramente tutto questo fa parte di un percorso costruito.
Un'area marketing e comunicazione dovrebbe invece partire proprio dagli obiettivi della società.
Se vogliamo aumentare gli iscritti, dobbiamo costruire una strategia.
Se vogliamo sviluppare il settore giovanile, dobbiamo costruire una strategia.
Se vogliamo trovare nuovi partner, dobbiamo costruire una strategia.
Se vogliamo valorizzare un atleta o un progetto, dobbiamo costruire una strategia. Se vogliamo diventare un punto di riferimento sul territorio, dobbiamo costruire una strategia.
La comunicazione serve a rendere questi obiettivi comprensibili, riconoscibili e progressivamente raggiungibili. Senza una direzione, invece, rischiamo semplicemente di produrre contenuti. E produrre contenuti non significa necessariamente comunicare.
Anche gli sponsor oggi guardano il progetto
Questo cambiamento riguarda direttamente anche il rapporto tra sport e aziende. L'epoca nella quale bastava conoscere un imprenditore, chiedergli un contributo e inserire il suo logo su una maglia o su un cartellone sta progressivamente finendo.
Oggi chi investe vuole capire. Vuole sapere chi siete. Vuole comprendere il progetto. Vuole conoscere il pubblico che riuscite a raggiungere. Vuole percepire organizzazione. Vuole capire quali opportunità possono nascere dalla partnership. In altre parole, cerca un ritorno.
Non necessariamente soltanto economico. Può essere un ritorno di immagine, di reputazione, di relazioni, di contatti, di posizionamento o di opportunità commerciali. Ma deve esserci una percezione concreta del valore dell'investimento. Una società che non comunica il proprio progetto diventa inevitabilmente meno attrattiva.
Perché un'azienda difficilmente investe in qualcosa che non riesce a comprendere.
Lo sport può generare un mercato
Lo sport oggi è molto più di una competizione. È una straordinaria piattaforma di relazioni. Mette insieme persone, famiglie, aziende, professionisti, territori e comunità. Se utilizzato con intelligenza e strategia può generare opportunità per tutti gli attori coinvolti. Un partner può trovare nuovi clienti. Una società può ottenere risorse e servizi. Gli atleti e le famiglie possono accedere a prodotti, convenzioni e opportunità. Un'azienda può presentare prodotti di eccellenza a una comunità estremamente profilata.
La società sportiva può rafforzare ulteriormente il valore della propria proposta. A quel punto non stiamo più parlando semplicemente di sponsorizzazione. Stiamo costruendo un piccolo ecosistema economico intorno allo sport.
Ed è esattamente qui che marketing e comunicazione diventano strategici. Perché qualcuno deve essere capace di immaginare queste connessioni, costruirle, comunicarle e trasformarle in opportunità concrete.
Abbiamo campioni che ancora non sappiamo valorizzare
C'è poi un patrimonio enorme che spesso rimane quasi completamente inutilizzato. Sono gli atleti. I campioni. I giovani talenti. I tecnici. Le persone che ogni giorno rappresentano lo sport sul territorio. Quando pensiamo a un testimonial sportivo vengono immediatamente in mente i grandi campioni del calcio, del tennis o dello sport internazionale.
Ma esiste un mondo molto più vicino alle persone. In Puglia e Basilicata abbiamo atleti di altissimo livello, campioni nazionali e internazionali, giovani talenti e figure sportive con storie straordinarie. Molti di loro potrebbero diventare testimonial credibili per aziende e prodotti. Potrebbero rappresentare il territorio. Potrebbero diventare punti di riferimento per i più giovani. Potrebbero creare valore anche per le società nelle quali sono cresciuti.
Ma anche in questo caso serve progettualità. Serve costruire l'immagine dell'atleta. Serve raccontarne la storia. Serve creare occasioni di incontro con le aziende. Serve individuare partner coerenti. Serve comunicare.Un campione non deve essere valorizzato soltanto quando vince una medaglia. La sua storia, il sacrificio, la preparazione, i valori che rappresenta e il rapporto con il territorio possono avere un valore enorme anche per un'azienda.
Fare rete significa moltiplicare le opportunità
Ed è proprio su questo terreno che Sportale sta cercando di costruire il proprio modello. Una società sportiva non dovrebbe essere lasciata sola nella propria comunicazione. Entrare in un network significa aggiungere strumenti, relazioni, competenze e possibilità al lavoro che già viene svolto internamente. Le società SPORTALE PRO hanno a disposizione il motore di ricerca dello sport, il Calendario dello Sport, gli Speciali, SPORTALEinTOUR e l'attività di promozione attraverso i canali del network.
Ma il valore non è soltanto nella visibilità. Sportale può essere anche un supporto per iniziare a ragionare sulla strategia, individuare obiettivi, valorizzare un progetto, costruire contenuti, sviluppare relazioni e creare collegamenti con aziende e altre realtà sportive. Non vogliamo sostituire l'area marketing e comunicazione delle società. Vogliamo rafforzarla. E dove ancora non esiste, possiamo contribuire a far comprendere quanto sia diventata importante. Perché oggi comunicare bene non significa semplicemente essere presenti.
Significa sapere dove si vuole andare.
Significa costruire reputazione.
Significa valorizzare persone e progetti.
Significa creare relazioni.
Significa diventare più interessanti per famiglie, atleti, partner e sponsor.
Significa soprattutto trasformare lo sport in opportunità.
L'improvvisazione può produrre un post. Una strategia può costruire un progetto.
Ed è questa la differenza che, nei prossimi anni, potrà determinare la crescita di molte società sportive.
Lo sport unisce le persone. Sportale crea le opportunità