Come scegliere lo sport ideale? Non esiste un’età giusta per cominciare

    

Dai primi passi dei bambini all’attività agonistica, dallo sport amatoriale al crescente  movimento Master, fino allo sport inclusivo: scegliere una disciplina significa soprattutto trovare il proprio modo di stare bene, incontrare gli altri e continuare a mettersi in gioco.
Scegliere lo sport ideale non significa semplicemente individuare la disciplina più famosa, quella praticata dagli amici o quella che sembra offrire maggiori possibilità di successo.
Significa, prima di tutto, trovare lo sport giusto per quella persona, in quel particolare momento della sua vita. Lo sport può iniziare da bambini e accompagnarci per decenni.

Può essere scoperto durante l’adolescenza, abbandonato per motivi di studio, lavoro o famiglia e ripreso molti anni dopo. E può perfino entrare per la prima volta nella nostra vita a cinquanta, sessanta anni o oltre. Per questo parlare di sport significa parlare di un percorso molto più ampio della semplice attività agonistica.

I primi passi: scoprire prima ancora di scegliere

Nell’avviamento allo sport il primo obiettivo dovrebbe essere quello di permettere al bambino di conoscere il proprio corpo, sviluppare coordinazione, equilibrio e capacità motorie, imparando contemporaneamente a confrontarsi con gli altri. In questa fase vincere dovrebbe essere decisamente meno importante di scoprire il piacere del movimento.
Provare discipline differenti può aiutare bambini e famiglie a capire progressivamente qualiattività siano maggiormente compatibili con caratteristiche fisiche, attitudini, interessi e
personalità. Non tutti sono attratti dagli sport di squadra. Non tutti amano il confronto individuale.C’è chi trova la propria dimensione nell’acqua, chi su un tatami, chi correndo, pedalando, saltando, tirando a canestro o impugnando una racchetta. La scelta migliore è spesso quella capace di generare una domanda molto semplice nel giovane atleta: “Quando posso tornare ad allenarmi?”

Dalla pratica amatoriale all’agonismo

Crescendo, il rapporto con lo sport può cambiare.Per alcuni arriva naturalmente la competizione. Allenamenti più strutturati, campionati, gare, obiettivi tecnici e risultati diventano parte dell’esperienza sportiva. L’agonismo rappresenta una straordinaria scuola di disciplina: insegna a organizzare il proprio tempo, accettare una sconfitta, gestire una vittoria, rispettare regole e avversari e comprendere quanto lavoro possa esserci dietro un risultato.
Ma l’agonismo rappresenta soltanto una delle possibili strade. Esiste un universo enorme di persone che pratica sport senza avere come principale obiettivo una classifica.
Lo sport amatoriale consente di allenarsi, mantenersi attivi, migliorare la propria condizione fisica e soprattutto condividere esperienze.Una partita tra amici, una corsa, una pedalata, una lezione in palestra o qualche vasca in piscina possono diventare appuntamenti importanti della settimana.Perché lo sport non deve necessariamente produrre una medaglia per produrre valore.

Il fenomeno Master: ricominciare a 50 anni, e anche dopo

Uno degli aspetti più interessanti dello sport contemporaneo è la crescente attenzione verso l’attività Master. Uomini e donne che hanno praticato sport da giovani tornano ad allenarsi dopo anni di inattività. Altri, invece, scoprono una disciplina proprio in età adulta e decidono successivamente di confrontarsi anche con competizioni organizzate e categorie dedicate.
È un cambiamento culturale importante.L’età non viene più percepita necessariamente come il momento nel quale diminuire progressivamente l’attività, ma può diventare l’occasione per rimettersi in movimento e fissare nuovi obiettivi. Preparare una gara, migliorare un tempo, partecipare a un torneo o semplicemente allenarsi regolarmente restituisce motivazione e continuità.

Naturalmente, soprattutto quando si riprende dopo molti anni, l’attività deve essere affrontata con gradualità e in condizioni compatibili con il proprio stato di salute, affidandosi
quando necessario a professionisti qualificati. Ma il valore del movimento Master va ben oltre la componente fisica. Allenamenti, trasferte, gare e appuntamenti diventano occasioni di incontro. Si creano gruppi, amicizie e nuove relazioni.
Persone con vite professionali e familiari completamente differenti si ritrovano unite da una passione comune. Ed è forse questa una delle caratteristiche più belle dello sport Master: continuare a sentirsi parte di una squadra, di un gruppo e di una comunità.


Sport e inclusione: quando il movimento diventa partecipazione

Esiste poi una dimensione dello sport che merita uno spazio sempre maggiore: quella dell’inclusione delle persone con disabilità.
Numerose associazioni e società sportive lavorano da anni per rendere palestre, campi, piscine e altre strutture luoghi nei quali ciascuno possa trovare un’attività adeguata alle proprie possibilità. In questi contesti il risultato sportivo può assumere significati differenti. Un movimento acquisito, una maggiore autonomia, la partecipazione a un allenamento, il rapporto con un istruttore o con i compagni possono rappresentare conquiste enormi.

Lo sport diventa così movimento, relazione e partecipazione. E l’inclusione non produce valore soltanto per chi viene accolto.
Cambia anche chi accoglie. Compagni di squadra, tecnici, famiglie, dirigenti e volontari imparano quotidianamente a confrontarsi con capacità differenti, costruendo comunità sportive più aperte e consapevoli.

Allora, qual è lo sport ideale?

Forse non esiste una risposta valida per tutti.
Lo sport ideale è quello che siamo felici di praticare e che rispetta le nostre caratteristiche, i nostri obiettivi e il momento della vita che stiamo attraversando.
A sei anni può significare correre dietro a un pallone. A sedici inseguire un risultato. A trenta allenarsi per stare bene. A cinquanta tornare a gareggiare. A settanta continuare a mettersi alla prova.

E per una persona con disabilità può significare trovare attraverso il movimento nuove possibilità di espressione, autonomia e relazione.
Cambiano l’età, gli obiettivi e le condizioni. Rimane qualcosa di molto semplice: il bisogno di muoversi, incontrarsi e sentirsi parte di qualcosa.
Ed è anche da questa idea che nasce Sportale.it. Un luogo nel quale lo sport non viene soltanto raccontato, ma può essere cercato e scoperto.
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