BasketSportale in Tour

Attualmente guida la nuova Matteotti Corato, che disputa il campionato regionale C Gold Pugliese, collocata al quinto posto della classifica.

Il coach barese ha alle sue spalle una carriera coronata di successi raggiunti come capo allenatore in categorie senior, senza contare la sua lunga esperienza nel settore giovanile. Prova ne sono i quattro anni trascorsi a Ruvo di Puglia come responsabile. Ha guidato inoltre le Pink Bari nonché la ASD Tecnico Monopoli femminile e nel 2015/16 è stato assistente allenatore per la A2 di Matera.

Sicuramente una delle soddisfazioni più grandi da head coach è stata la vittoria del campionato C Gold con Talos basket Ruvo nella stagione 2018/19, quando ha portato la squadra alla promozione in serie B, e aver raggiunto la zona play-off nel 2019/20, prima dell’interruzione del campionato (causa pandemia).

Sei soddisfatto della stagione che la tua squadra sta conducendo quest’anno ?

Ora, come staff, possiamo essere soddisfatti dei livelli che stiamo raggiungendo dopo 5 mesi di campionato; finalmente abbiamo raggiunto un’identità di squadra ben definita soprattutto in difesa, il che ci permette di affrontare con maggiore tranquillità i naturali momenti di appannamento in attacco, dove siamo cresciuti ma abbiamo ancora enormi margini di miglioramento. Ci vuole tempo e pazienza per conciliare crescita di squadra e miglioramento individuale; ora affrontiamo una partita alla volta e poi vediamo dove arriviamo, di sicuro il livello di miglioramento individuale non ce lo potrà togliere nessuno

Quali sono le squadre più temibili e strutturate del campionato?

Virtus Molfetta e AS Basket Corato sono sicuramente le due formazioni maggiormente attrezzate per il salto di categoria, ma il campionato ha denotato in genere un livello medio molto elevato. Sicuramente superiore allo scorso anno, basti pensare che la stessa Juve Trani, squadra molto giovane ancora a zero punti, ha più volte “rischiato” di portare a casa i due punti in classifica. Ci sono stranieri molto forti come Uandie e Lutterman a Corato, Delic (ex A1 tedesca) e Buljian a Molfetta, i nostri Luic e Ranitovic, Kelmelis a Monteroni, Vasilev a Castellaneta, Rodriguez e Meistas a Bari, Dusels e Zustovich a Vieste, giovani interessantissimi come Claudio Gatta e Mascoli da noi, Quarta (play titolare del 2004 a Monteroni), Lupo (play titolare del 2003 a Bari con la guardia Ravelli del 2001), tutto il gruppo di Ostuni, giocatori di categoria superiore come Stella Chiriatti e Tomasello a Corato, Banti a Monteroni, Orlando Formica e Calisi a Molfetta, Cardillo e Risolo a Mesagne, De Leo e Orefice a Vieste, De Angelis e Biasich a Castellaneta.

Come sono strutturati i vostri allenamenti? C’è una prevalenza di lavoro fisico o tattico?

In C gold, non avendo la possibiltà di allenarsi tutte le mattine e considerando che il 50% circa della squadra è ancora in età scolare, i senior svolgono 2 sedute di pesi settimanali e due lavori pomeridiani: uno basato sulla resistenza aerobica e l’altro basato sulla rapidità; in totale è circa il 15/20% del volume di lavoro settimanale. Se non vi sono match infrasettimanali, la settimana tipo prevede il martedi pesi la mattina e lavoro aerobico più tecnico tattico individuale e divisi per ruoli il pomeriggio; il mercoledì pomeriggio si lavora su contropiede e collaborazioni offensive e difensive; il giovedi pesi la mattina e pomeriggio attacco di squadra; il venerdi tiro e preparazione tattica della partita; il sabato mattina tiro.

Qual è la tua opinione riguardo il settore giovanile pugliese? È in crescita?

Il settore giovanile pugliese ha sempre prodotto ottimi allenatori e giocatori, troppo spesso sono mancate le situazioni societarie adeguate per strutturare in loco situazioni di alto livello. In questo momento guardo con grande interesse l’Adria Bari che sta mettendo su un’interessante politica giovanile affidandosi a due ottimi allenatori come Cazzorla e Luisi; la Nuova Matteotti Corato con il responsabile del Settore Giovanile Lerro e tutto lo staff del settore giovanile che sta già producendo giovani molto interessanti anche in ottica prima squadra; S.Severo che con Vito Console sta promuovendo un’attività che spero avrà lungo respiro in prospettiva così come Mola con Gabriele Castellitto. Questo senza trascurare storiche realtà come Aurora Brindisi, HappyCasa Brindisi e New Basket Lecce e Francavilla da sempre fucine di giovani interessanti o realtà più piccole come la Joint venture fra Marlu Bari e Sporting Bitonto, con cui collaboro, che dimostra come la via giusta sia quella della collaborazione tra società per mettere insieme risorse e consentire agli atleti migliori di lavorare in gruppi sempre più competitivi. Il rischio è come sempre la dispersione del talento, che indubbiamente c’è in mille rivoli e l'”obbligo” per allenatori e giocatori di doversi rivolgere a realtà extra regione per fare il salto di qualità.

Hai allenato anche squadre di basket femminile; quali sono le differenze nell’approccio mentale delle atlete rispetto agli uomini?

La grande differenza tra femminile e maschile è proprio nell’approccio mentale degli atleti: nella maschile si parte spesso da un forte individualismo che va riportato all’interno di un contesto di squadra; in campo femminile di solito ho riscontrato una maggiore attenzione e capacità di concentrazione e di esecuzione, ma con una maggiore difficoltà a prendere poi iniziative individuali in un contesto di squadra. Secondo me, al di là di quella che può essere l’espressione di forza massimale nell’esecuzione del gesto, non vedo e non credo debbano esserci differenze nel modo di allenare sul campo, si parte sempre dalla necessità di far appassionare gli atleti allo sport e spingerli a dare il massimo: insegnamenti che poi in entrambi i casi potranno riportare nella vita quotidiana

Perché secondo te in una città come Bari non si investono risorse per allestire una squadra di alto livello?

E’ un problema di contesto e di organizzazione: si fa fatica a mettere insieme le risorse, si fa fatica all’interno delle società a comprendere che bisogna dedicare risorse specifiche a tutto quello che è ricerca di finanziamenti, che non può essere un’attività fatta nel tempo libero tra un tesseramento e una riunione per il MB, che richiede investimenti duraturi nel tempo prima di portare risultati sportivi. L’azienda sportiva ha poi le sue peculiarità: non è detto, per via dei fattori in gioco, che investo e ottengo subito dei ritorni, questo è il motivo per cui è necessario che gli enti pubblici promuovano le iniziative sul territorio e le supportino adeguatamente.

Come reagisce un coach esperto come te ad una sconfitta?

Solitamente si incazza!! Battute a parte, il nostro è un lavoro di analisi, studio e adeguamenti, la sconfitta può diventare a tutti i livelli un momento fondamentale di crescita perchè con un’attenta analisi ci spinge poi a migliorare ciò che facciamo e quindi a progredire. Soprattutto a livello giovanile è fondamentale per me entrare in questo tipo di ottica e non essere “schiavi” del risultato. Dovendo scegliere un allenatore per un mio ipotetico settore giovanile guarderei più a quanti giocatori ha cresciuto e a che livello li ha fatti arrivare (soprattutto in relazione al livello di partenza), piuttosto che considerare quanti campionati provinciali e regionali etc.. ha vinto. Questo discorso può essere però utilmente ribaltato anche in prima squadra: alla fine in tanti partono per vincere, ma poi solo uno arriva primo. Alla fine quindi per me personalmente è molto interessante sviluppare anche qualcos’altro: migliorare gli aspetti individuali dei giocatori, spingerli a giocare eventualmente in un ruolo diverso, nel quale possono avere una chance in più di salire di livello. Questo perchè questi aspetti sono (se il giocatore mostra voglia e applicazione) in gran parte da noi gestibili se non controllabili e l’acquisizione di competenze nuove o migliori è un “benefit” che al giocatore resta per sempre. Se gioco solo per vincere e nel momento sbagliato della stagione ho due infortuni , una squalifica (aspetti non gestibili da noi), tutto il lavoro fatto va in fumo.

Foto: Donato Volpe

Nando Provaroni (Redazione Sportale)

Nando Provaroni
Author: Nando Provaroni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Post comment